venerdì 21 maggio 2010

La Porchetta di Ariccia




La porchetta è un piatto tipico dell'Italia centrale.
Consiste in un maiale intero, svuotato, disossato e condito all'interno con sale, pepe, erbe aromatiche, interiora (rognone escluso) e arrostito in forno.
La porchetta si consuma tagliata a fette come secondo piatto oppure fuori pasto in panini imbottiti.
È d'obbligo nelle cosiddette merende in cantina, tipiche delle zone di produzione vinicola.
Il suo consumo è favorito dai venditori ambulanti che si recano dov'è previsto un notevole afflusso di persone.
Il luogo di elaborazione della ricetta della porchetta è a tutt'oggi incerto.

giovedì 20 maggio 2010

Amatrice


AMATRICE

sagra dell\'amatriciana ad Amatrice è un comune italiano di 2.730 abitanti, della provincia di Rieti, nel Lazio. Oggi afferente alla provincia di Rieti, fino al 1927 faceva parte della provincia dell'Aquila, in Abruzzo. È sede del polo agroalimentare del Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga.
Anticamente era parte integrante del Regno delle Due Sicilie.

Pecorino di Fossa


IL PECORINO DI FOSSA

(Ovillis Ambrosia)
Nel periodo di aprile e maggio sono messi a stagionare nelle grotte gli "Ovillis" (pecorini) migliori.
Nella prima quindicina di Agosto vengono riposti in tela bianca di cotone per essere infossati.
Intanto le pareti tufacee della fossa vengono rivestite con paglia fresca e fieno di erbe particolari raccolte nei pascoli di montagna.
I sacchi di tela bianca vengono riposti con cura nella fossa per 100 giorni. L’apertura della fossa viene sigillata in modo che non filtri assolutamente aria.
In questi 100 giorni il pecorino subisce una straordinaria trasformazione. In un primo momento respira l'ossigeno che si trova nella grotta tufacea poi, in assenza di ossigeno, subisce una rifermentazione. Ed è questo il passaggio più importante, quello che caratterizzerà il pecorino.
Dopo 100giorni la fossa viene aperta ed agli occhi dei golosi si presenta uno straordinario scenario: le pareti della grotta ed i sacchi di tela sono ricoperte da uno strato di candide muffe.
Questi sacchi vengono portati fuori dalla fossa ed aperti, sprigionando un particolarissimo, inebriante profumo.
A Cartoceto in provincia di Pesaro, l'apertura della fossa avviene l'ultima domenica di Novembre, giornata di grande festa per il paese e per gli amanti di questo indimenticabile pecorino.
Chi nel 1400 abitava a confine tra Marche e Romagna aveva un gran da fare per difendere la propria casa; infatti i territori compresi tra Sogliano al Rubicone e Talamello erano zona di fronte tra il Duca d’Urbino e la Signoria di Forlì, come tale sempre esposti ai saccheggi delle truppe di turno.
Così ogni famiglia aveva bisogno della sua cassaforte: una fossa scavata nel pavimento di tufo e ben mimetizzata dalla copertura in pietra.
Sicuramente il formaggio di fossa è figlio della necessità di conservare un prodotto il più a lungo possibile.
Il processo di fermentazione anaerobica, che avviene nelle fosse a una temperatura di 30-35 gradi con tasso di umidità del 100% (per 85 giorni), dona al formaggio una nuova morbidezza oltre che un sapore più complesso.
L’infossatura avviene ad agosto e il 25 novembre, festa di Santa Caterina, si aprono le fosse.
La patria del formaggio di fossa è Sogliano al Rubicone, dove il 25 Novembre di ogni anno si rinnova il rito della sfossatura dei formaggi, con una grande festa che da qualche anno è diventata una vera e propria sagra del formaggio di fossa.
Questo formaggio è prodotto anche a Talamello, in provincia di Pesaro-Urbino, dove è chiamato Ambra di Talamello.
Il formaggio di fossa è uno dei formaggi che ha ottenuto più recentemente la Denominazione di Origine Protetta.
Il disciplinare di produzione del formaggio di fossa, sul quale molti gastronomi hanno avuto da ridire, prevede che il latte, di pecora o misto (vaccino - ovino) possa provenire da buona parte delle Marche e dell'Emilia Romagna, solo l'infossatura deve avvenire all'interno della zona di origine, a Sogliano oppure a Talamello.
A mio parere tale polemica è sterile: imporre la provenienza del latte solo nella zona di origine avrebbe comportato una produzione molto piccola (a Sogliano non ci sono tanti allevamenti di pecore) e un prezzo elevatissimo (già ora è tra i più alti, considerando che difficilmente il fossa va oltre l'anno di stagionatura).
Tante altre DOP non garantiscono un prodotto di alta qualità, e d'altro canto, la funzione della DOP è quella di elevare la soglia minima di qualità per evitare frodi e garantire a tutti un prodotto decente, mentre il vero appassionato di formaggi non può di certo basarsi solo su questa certificazione per trovare il top della qualità. Tant'è che alcuni produttori di formaggio di fossa non certificano il loro prodotto, anche se producono formaggio di fossa di qualità eccelsa.
Il formaggio di fossa ha un sapore molto particolare e particolarmente intenso.
Durante il periodo di stagionatura nelle fosse i formaggi assumono i profumi di legno, tartufo, muschio dell'ambiente della fossa e cambiano forma assumendo una sezione quasi rettangolare.
Il sapore che acquisisce il formaggio di fossa va dal dolce al piccante, all'amarognolo a seconda del tipo del formaggio di partenza, della fossa nella quale è stato stagionato e dalla sua maturazione iniziale.
Il formaggio di fossa è un formaggio grasso, più o meno a seconda del latte di partenza: quello di pecora è più grasso di quello di mucca.
Il formaggio di fossa è un ottimo ingrediente della cucina, sì, poiché ha un sapore fortissimo in grado di insaporire in modo incredibile molti piatti con una quantità minima di calorie, in quanto ne bastano pochi grammi.
I formaggi che vengono infossati possono essere di diversi tipi, di solito sono caciotte di mucca o di pecora, prodotte con latte crudo.
Dopo una maturazione di qualche settimana, vengono chiusi dentro sacchi di tela sui quali viene riportato il peso e il nome del proprietario.
Le fosse scavate nel tufo sono a forma di fiasco e profonde 3 metri circa.
Prima di essere riempite vengono pulite e bonificate bruciando paglia e sterpi, vengono poi rivestite di paglia e canne per favorire la sgocciolatura del siero ed evitare il contatto dei formaggi con le pareti della fossa. Dopo aver stivato i sacchi dei formaggi nelle fosse esse vengono chiuse con coperchi di legno.
Con cosa abbinare questi formaggi?leggete qui
Dove ci troviamo?

Sogliano al Rubicone


Sogliano al Rubicone  è un comune della provincia di Forlì-Cesena, a circa 25 km da Cesena.
Una zona fantastica per cultura,paesaggi,enogastronomia.....vedi
e per la sua famosissima sagra del Savor,un'antica marmellata diffusa un tempo soprattutto in Romagna.
E' un dolce "povero" che si ottiene, dopo lunga bollitura, facendo cuocere nel mosto d'uva nera un'insieme di frutti autunnali ("frutti dimenticati") come frutta secca, polpa di zucca,scorze di arancio e limone. .
Denso e scuro, il Savor è ottimo per accompagnare indifferentemente piatti dolci, arrosti e bolliti. E' ottimo anche accompagnato al formaggio di fossa di Sogliano.
Nelle case contadine, specie a Montegelli, il Savor veniva conservato in piccole damigiane dal largo collo e serviva come energetico companatico da consumare durante l'inverno.
Ecco la ricetta:
Si prendono 8 litri di mosto d'uva nera (preferibilmente sangiovese) e si fa bollire fino a quando il mosto sia ben denso e sia rimasto circa 2 litri.
In questo concentrato zuccherino si mettono a bollire 2,5 Kg. di frutta autunnale, pere, mele, mele cotogne sbucciate e tagliate a dadi piuttosto grossi, fichi, gherigli di noci e gherigli di mandorle sbucciati, scorza di limone non trattato, poca cannella.
Quindi si procede come  per una normale marmellata.
Quando  il savor avrà raggiunto la consistenza desiderata  si mette, ancora bollente, in vasi dalla chiusura ermetica  e si conserva.
Riportiamo la definizione di Savor, nel dialetto romagnolo, secondo il vocabolario di Ercolani:
savôr = s. m. «savore», "specie di marmellata ottenuta con il far bollire nel sugo di mosto, non ancora fermentato, ogni sorta di frutta tagliuzzata: pere, mele cotogne, gherigli di noci, bucce d’arance" (Paolo Toschi).

mercoledì 19 maggio 2010

Madonna delle Grazie


 A due passi dalla stupenda Città della Pieve ho scoperto casualmente questo interessante agriturismo.

domenica 16 maggio 2010

Da Ezio al Ponte,Velletri



Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Nella regione del Lazio fra Cora ed Albano, e delle sue regali vie a man sinistra la Latina e a destra l'Appia, sorge l'antichissima e fedelissima città di Velletri, già capo del Regno dei Volsci, sopra un colle a forma di scudo, che da mezzogiorno scuopre il mar Tirreno, e da Levante, da ponente e da settentrione vien circondata da colline, e piani e da montagne fertilissime. »
(Giuseppe Bassi, Descrittione della città di Velletri, Roma, 1631.)

Velletri (in latino Velitrae) è una città di 51.000 abitanti nel Lazio, in provincia di Roma.Inclusa erroneamente nell'area dei Castelli Romani nonostante la sua lunga e gloriosa tradizione di libero comune, Velletri è uno
dei centri economicamente e culturalmente più vivi della provincia.
È inoltre il primo comune tra i quindici comuni dei Castelli Romani sia per numero di abitanti, che per estensione territoriale.

venerdì 14 maggio 2010

Osteria Bonelli



OSTERIA BONELLI

Viale dell'Acquedotto Alessandrino, 172-174
00177 - Roma (RM)

cell: 329.8633077
Dove Sono


L'acquedotto Alessandrino (Aqua Alexandrina), l’undicesimo acquedotto dell’antica Roma, venne edificato nel 226 dall'imperatore Alessandro Severo.
La sua realizzazione era finalizzata all’approvvigionamento idrico delle terme di Nerone che, situate in Campo Marzio presso il Pantheon (circa nella zona occupata oggi da Palazzo Madama), erano state radicalmente ristrutturate dallo stesso imperatore, e che pertanto da allora assunsero anche la denominazione di "Terme Alessandrine" .

giovedì 13 maggio 2010

Zi' Gaetana


Via Cola di Rienzo,una delle vie piu' commerciali di Roma,a due passi da S.Pietro,fu intitolata nel 1911 al tribuno e senatore romano Nicola Gabrini figlio di Lorenzo,detto Cola di Rienzo, un nobile romano che nel XIV secolo tentò di ripristinare la repubblica a Roma in contrasto col potere papale.

giovedì 6 maggio 2010

Da Carlone a S.Maria della Luce




L'attuale nome di S. Maria della Luce daterebbe al 1730.
In quell'anno, si narra, avvenne un episodio importante per la storia della chiesa e del quartiere romano di Trastevere.
Nelle vicinanze vi era un'abitazione fatiscente, deposito di materiale di risulta, presso cui si trovava un'immagine della Madonna.
Un giorno un cieco, entrato al pianterreno di tale abitazione vicina alla chiesa, udì un forte rumore di calcinacci che cadevano.
Credendo che gli stesse per crollare addosso la volta della casa, preso dal panico si girò per fuggire ed in quel momento vide, sulla parete dalla quale si era staccato l'intonaco, l'effige di Maria col Bambinello circondata da un alone luminoso.
Gridando "Luce, luce!" uscì fuori per mostrare a tutti l'evento prodigioso di quell'immagine riapparsa da sotto l'intonaco che gli aveva ridato la vista. Altri ciechi accorsero e furono guariti. Quella stessa immagine venne traslata nella chiesa di S. Salvatore che prese così il nome di S. Maria della Luce.

mercoledì 5 maggio 2010

Fattoria Collepina


Amelia,in provincia di Terni,Amelia, anticamente nota con il nome di Ameria, è una città di origini antichissime: fu certamente tra i primi centri italici.
Le imponenti mura poligonali, che cingono unitamente a quelle romane e medievali il vasto centro storico, sono il monumento archeologico più rilevante.